poesia | L'ANTICAMERA del CERVELLO

L'ANTICAMERA del CERVELLO

i piedi scalzi, l'anima migrante, il cervello portatile... (di un grumo nel puré).
sabato, 05 aprile 2008

E C'E' SEMPRE LI' QUELLA CHE PARTE...

Ma dove arriva, se parte!?

Tengo una specie di diario da quando avevo otto o dieci anni, e mai mi era accaduto di perdere uno dei tanti taccuini che compongono "l'opera" frammentaria, le notizie scomposte e faziose, le emozioni incartate, immagini fortuite e sguardi verbalizzati sui momenti della mia vita.

Ne ho persi ben due negli ultimi mesi. La voglia di dare un senso alla rabbia conseguente ha voluto leggerci un segno: qualcosa mi diceva di tornare al blog, fermo e freddo come una larva da tanto. E allora torno, che è un modo per ripartire.

Forse per l'imbarazzo di ricominciare, lo faccio con le parole di altri ...e difficilmente avrei immaginato di citare Cochi e Renato.

Comunque stavolta non sono ripartita ("sempre ammesso che parte", dicono Cochi e Renato): sono ancora qui, a Roma, anche se resta un posto volatile, per me. E' ancora una città-scenografia, e mi appare ancora di un'indifferenza antica e solida come il Colosseo.
Io intanto torno qui, e forse è ancora un modo per correre, o trotterellare, dietro a qualcosa di importante che ancora mi sfugge.

UN APPUNTO

La vita - è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia.
sollevarsi sulle ali;

essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;

distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;

stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.

Un'occasione ecceizonale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;

e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l'erba;
e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;

e persistere nel non sapere
qualcosa d'importante.

wislawa

Wislawa Szymborska
(ovvero la mia poetessa contemporanea preferita)
Discorso all'ufficio oggetti smarriti

postato da lanticameradelcervello alle ore 00:31 | link | commenti (5)
categorie: poesia, immagini, diario, roma
venerdì, 30 novembre 2007

Fallocentrismo.

Ricerco e coltivo amicizie con personaggi psicologicamente disturbati, lo ammetto. Non mi sembra la sede di approfondire l'origine di questa sindrome.
Comunque sia, mi trovo iscritta ad una mailing list votata alle diatribe pseudo (sottolineo "pseudo") letterarie tendenti al motteggio e al demenziale spinto.
Finora me ne ero tenuta in disparte, non sempre per snobismo (faticando io ad arginare il dilagare della mia stessa demenzialità nelle varie sfere della mia vita), ma piuttosto per pigrizia.
Più o meno da una settimana fioccavano, però, mail baroccheggianti, più o meno in rima, su aste, raggi, pertiche, sventrapapere e simili.
Dallo spam bisogna pur difendersi, e poi oggi c'era poco lavoro da sbrigare. Da cui, quanto segue:

Di suso al seggio mio,
pel luminoso schermo
che recami novelle,
(postino assai moderno)
veggio avvitar favelle
di torno a un picciol perno.

Se come volle Iddio
al mondo foste tratti
con un formicolio
al quinto vostro arto,
(fantasma, dico io,
di fantasia gran parto),

E' inutile fregare
quel pezzo d'illusione
con odi appassionate
e scatenar tenzone
tra bucce di patate
seccate su un balcone.

Stoppini consumati,
pinoli rinsecchiti,
beccucci mai usati
chiodini arrugginiti,
ne restano umiliati,
offesi e intimiditi.

Tal che pei vostri eccessi
di facondia verbosa,
ritraesi nei recessi
della sua massa erbosa
lo vostro brufolino,
ch'è già ben magra cosa.

A tanto vaneggiare
ponete fine dunque;
andate a lavorare!
Smettetela, comunque!
chè l'oggettino muto
non chiede di parlare.

Soltanto gradirebbe
più tenere attenzioni,
un posticino caldo,
notturne esaltazioni,
non d'esser caposaldo
di motti e annunciazioni.

Qualunque sia la guisa
del vostro stuzzichino
dell'appendice irrisa,
del parvo zuccherino
lasciatelo godere
di una compagna assisa,

di un doppio belvedere
di baffi con divisa,
di un morbido sedere,
secondo gradimento,
talento e fantasia.
Se il pirulo è contento

(e l'opinione è mia)
non servono nè rime
e nè pornografia.
Perciò, lasciate dire,
chè il tema mi sta a cuore,
basta con l'imbonire,
andate a far l'amore.

Che sia una missionaria
a trarvelo dal bosco,
mano abitudinaria,
od un omone losco,
orsù, per cortesia
non fatene persona.

E' da schizofrenia,
vi chiameranno "porco",
o, per omeopatia,
"minchione" o "gran bifolco".
Beato è chi l'amore
lo fa con tutto il corpo.

postato da lanticameradelcervello alle ore 18:23 | link | commenti (2)
categorie: poesia, nevrosi, i grandi interrogativi, aa/anticamera anthology
venerdì, 21 settembre 2007

La vita segreta dei libri.

poesia dorsale 2

Se avessi tutti i miei libri con me, invece che sparsi in tre case e due città, mi piacerebbe provare anch'io a giocare il gioco della "poesia dorsale", impilarli per vedere cosa dicono i loro dorsi, estrarre poesia quasi involontaria (com'è forse la poesia che amo di più) dall'accostamento dei titoli, comporre improbabili oracoli.
Se li riunissi, finalmente, i miei libri in una rimpatriata polverosa, chissà che versi confabulerebbero.

Mostra fotogafica "Poesia dorsale. Un amore visionario per i libri" - Silvano Belloni, Antonella Ottolina - questo weekend al Castello di Belgioioso (PV)

postato da lanticameradelcervello alle ore 15:42 | link | commenti (3)
categorie: poesia, immagini, diario, link, web , arte e mostre
giovedì, 12 aprile 2007

AMORE DOPO AMORE

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognun sorriderà al benvenuto dell'altro,


e dirà: Siedi qui. Mangia.
amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino.Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato


per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d'amore,


le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. E' festa: la tua vita è in tavola.


Derek Walcott


postato da lanticameradelcervello alle ore 01:52 | link | commenti (2)
categorie: poesia
domenica, 01 aprile 2007

Oggi ho le ossa rotte.

Che umidità! Che umidità! La mia povera cervicale!



Canzone d'odio dell'artritico



Se a una a una potessi
tirarvi fuori dalla vostra tana
schiacciarvi col martello come noci
e fare di voi una collana
se potessi sfilarvi d'un colpo
come una frusta fuori dalla guaina
l'aria sibilerebbe nel mio corpo
come uno zufolo nella quiete silvana
e io più non sentirei, odiose
i vostri morsi e le vostre punture
le vostre serenate dolorose
le vostre affezionate trafitture
quanto vi odio, vertebre
quanto mi è dolce pensare
che verrete con me sottoterra
e non potrete scappare


Stefano Benni
postato da lanticameradelcervello alle ore 17:23 | link | commenti (4)
categorie: poesia, diario, letture, nevrosi, torino
mercoledì, 28 marzo 2007

Dedica.

A un topo

Benvenuto, topo
nella mia casa
paziente, notturno
pacifico ladro
Ti sento frugare
la mia legna, il mio cibo
sono per te un re
potente e magnanimo
con miniere di briciole
Ti lascerò sul comodino
un ditale di vino


Stefano Benni


Dedicato a tutti i topolini che passano a rosicchiare silenziosamente pensieri e parole, senza commentare.
So che ci siete. Alla salute!
postato da lanticameradelcervello alle ore 17:38 | link | commenti (4)
categorie: poesia
sabato, 24 marzo 2007

Devo uscire di casa, perchè l'orologio della cucina ticchetta troppo forte...

Jorge Luis Borges – "Nostalgia del presente"

En aquel preciso momento el hombre se dijo:
qué no daría por la dicha
de estar a tu lado en Islandia
bajo el gran día inmóvil
y de compartir el ahora
como se comparte la música
o el sabor de una fruta.
En aquel momento
el hombre estaba junto a ella en Islandia.

In quel preciso momento l'uomo si disse:
che cosa non darei per la gioia
di stare al tuo fianco in Islanda
sotto il gran giorno immobile
e condividerlo adesso
come si condivide la musica
o il sapore di un frutto.
In quel preciso momento
l'uomo le stava accanto in Islanda.


Il presente ci lascia orfani del possibile... Che strano; a rifletterci, è vero anche l'esatto contrario: il pensiero ricorrente del possibile ci allontana dal presente.
Il ponte soffice e un po' vischioso tra queste due opposte privazioni è la nostalgia, che è anche quel che ci si guadagna in entrambi i casi.

postato da lanticameradelcervello alle ore 14:45 | link | commenti (8)
categorie: poesia, diario, torino, massime di angè, mi español

Chi sono (?)

Blogger: lanticameradelcervello
- Beh mi interesso di molte cose. Cinema, teatro, fotografia, musica, leggo... - Concretamente. - Non so cosa vuol dire? - Come non sai, cioé che lavoro fai? - Nulla di preciso. - ...Come campi? - Ma... te l'ho detto giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose... [da ECCE BOMBO] Una vita in divieto di sosta... O forse sono solo un grumo nel purè. A.

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