lavoro | L'ANTICAMERA del CERVELLO

L'ANTICAMERA del CERVELLO

i piedi scalzi, l'anima migrante, il cervello portatile... (di un grumo nel puré).
mercoledì, 25 giugno 2008

"Un lavoretto part-time..."

La mattinata buttata a fantasticare, mi guardo scrivere al pc con il piatto davanti, al tavolo di cucina, presto, chè tra mezz'ora devo uscire. Digito masticando all'unisono le rimanenze della cena di ieri, in camicia da notte verde boschivo: spettacolo che riservo alla mia esclusiva visione, visto che per fortuna gli altri due abitanti della casa hanno un lavoro.
Io invece, ho trovato una specie di ...insomma, ecco, ho un lavoro part-time ...Forse lo chiamerei più "un lavoretto". Ok, diciamolo chiaramente: tra poco partirò per il mio secondo giorno di formazione per un call-centre.
E confesserò di peggio: ero curiosa di esplorare questo mondo antropologicamente border-line. Fascinazione del male? Morboso autolesionismo? Boh, tutto è iniziato rispondendo oziosamente agli annunci on-line per trovare un lavoretto che mi aiutasse a sopravvivere all'estate senza erodere completamente i risparmi precariamente accumulati in più di un anno di lavoro miracolosamente continuativo (contratto più contratto...).
Intanto, esploro questa realtà un po' underground (e un po' sotto terra, data l'ubicazione fisica della sede), e già trovo piccoli tesori ...come il "musical aziendale", degno delle visioni di Paolo Virzì.
A proposito, mi chiedo starei facendo quel che sto facendo, se qualche mese fa non mi fossi lasciata inibire da F. e D., che mi hanno sconsigliato di vedere "Tutta la vita davanti", per evitare moti depressivi.
Ancora non l'ho visto. Che sia il caso di recuperare?!

Ops! E' tardissimo!!! Scappo a prendere l'autobus!!!!!

 

postato da lanticameradelcervello alle ore 12:50 | link | commenti (5)
categorie: diario, roma, lavoro
martedì, 17 giugno 2008

La madre dei vizi.

Tanti anni spesi a studiare, a costruire una mentalità produttiva, allegramente orientata al lavoro ...sin dalle elementari ...Poi basta scoprire la disoccupazione, e ti ritrovi molto più competente in materia di tempo libero che in qualsivoglia attività classificabile come "mansione".
E l'economia aziendale, le fasi della meiosi, le tecniche pubblicitarie, le sezioni di un business plan, come gestire un database, ...diventano solo cose che stai dimenticando senza fatica.
L'ozio del disoccupato, con le sue giornate senza spigoli, s'impara una volta per tutte, come andare in bicicletta.
Sarà perchè ricorda le estati senza scuola, o tempi ancora più antichi, "prescolari" (chiamati così perchè fatti solo di attesa di varcare quel cancello), ma è facilissimo ricominciare; ad alzarsi un po' più tardi, ma senza esagerare, avere di nuovo il tempo per fare colazione con tutto quello che ti va (finchè i risparmi durano!), rimandare una faccenda burocratica, passare un'ora in bagno, con la casa vuota. E poi leggere, finalmente dipingere quel quadro promesso, avere tutto il tempo per preparare la cena, mangiare verdure fresche anzichè surgelate...
Non ti trucchi più, scendi a far la spesa in jeans e maglietta, coi capelli ancora umidi e il viso luminoso. Vai in centro quando ne hai voglia, magari per vedere una mostra, incontrare amiche in pausa pranzo, e il resto della giornata lo passi mezza nuda per casa, a curare le piante e chieder loro come va, sistemare vecchie foto e documenti, passare il solito paio d'ore abbondante a spulciare annunci di lavoro, inviare curriculum, raccogliere indirizzi interessanti, chiamare i numeri in calce, meditare lettere di accompagnamento, senza troppa convinzione.
Ti scopri a fare pulizie, e ti ricordi che in qualche angolo recondito del tuo carattere c'è anche dell'ordine(ma dove l'ho messo?!).
E poi disegni, raccogli materiale per un lampadario in cartapesta, progetti cose nuove, lasci affiorare le idee, ora che le acque sono tranquille, e che i pensieri crescono a lievitazione naturale.
Puoi sentirti respirare, mentre scrivi, o misceli il colore. Oppure lasciare andare il doppio cd di Prokofiev ad alto volume, senza che nessuno si lamenti, mentre sei sotto la doccia o lavi i piatti, scrivi una lettera da spedire a un'amica o sbucci le pannocchie, finchè non squilla il telefono.
Ti prometti che da domani fisserai un orario in cui studiare spagnolo, guarderai un film in inglese ogni giorno, e ci sono da leggere quel manuale sui format televisivi, le lezioni di Sartori sulla democrazia, "I tre moschettieri" ...potresti persino stirare quel monticello accumulato di camicie che evitavi accuratamente di dover indossare.
Puoi programmare di fare con le tue mani una pizza ben lievitata da mangiare con birra, noccioline e popcorn davanti alla partita di stasera, quando lui tornerà da lavoro, ora che non tu non rincasi più alle 21:30, quando preferivi dormire vestita sul divano, piuttosto che pensare a cosa mangiare...
Ecco, "lui che torna da lavoro" già ti ricorda che al lavoro ci andavi anche tu, fino a poco più di due settimane fa.
A questo pensiero una vaga inquietudine ti solletica lo sterno, e allora pensi alla rata del prestito con cui ti stai ancora pagando il master, all'affitto, ai contatti di lavoro che sarebbe il caso di coltivare, a ciò che sarebbe opportuno, utile, interessante, urgente fare, prenotare, programmare. Ti dici che è rischioso lasciarsi immersa in questo tempo in cui si nuota a rana da una ninfea all'altra, prendere questi ritmi "non geneticamente modificati", veder sbocciare i ranuncoli piantati una domenica di qualche mese fa, lottare a mani nude contro gli afidi che infestavano il limone sul balcone. Nella tua agenda virtuale è nata la pagina "in settimana", hai preso un appuntamento per cena per martedì prossimo, e i giorni in mezzo ancora si illudono di germogliare a modo loro, ora dopo ora, coi loro tempi fluidi, disegnati a matita. Abolito un tempo chiamato "pausa pranzo", puoi stare tra le mura di casa fingendo che nessuno stia correndo da nessuna parte, che gli altri (ovunque essi siano) siano tutti assorti in qualche riflessione che incubavano da anni, che si trovino nel momento di comprensione che aspettavano, o stiano finalmente di fronte a quella parte di sè che non avevano visto o capito, mano nella mano con il proprio tempo ozioso.

"Nell'ozio, nei sogni, la verità sommersa viene qualche volta a galla"; Virginia Woolf può aver ragione: nell'ozio hai spesso l'intuizione di qualche verità (che la Woolf sia impazzita e morta suicida è poi così importante?). Se non altro, nell'ozio vero e senza rimpianti, ti sembra più vero quello che fai e quello che pensi... mentre aspetti che le qualche sommersa verità compia il suo percorso verso la superficie.
E' anche vero che, assieme alla verità, intuisci anche un indefinito pericolo. Forse il pericolo di perdere irreparabilmente il passo col mondo esterno, che marcia (non importa dove), allinea gli ingranaggi, aggiorna le agende, perde i treni, rincorre gli autobus, arriva in anticipo. Forse il pericolo è quello di non volerlo riprendere, quel passo. Forse il pericolo è sognare troppo: che le fragole continuino a crescere sul tuo balcone, così da poterne cogliere una ad ogni passaggio, e constatare che più avanza la stagione, più è intenso il sapore; sognare di poter passare la maggior parte delle giornate a dipingere, scrivere, inventare, incontrare (anche se vivi a Roma), fare ciò che ti fa star bene e ti dà l'impressione di farti crescere interiormente...
I raccoglitori dei tuoi documenti, le agende di lavoro, gli oggetti di chi al momento è via a lavorare sparsi per casa, ti mettono un po' di paura di te stessa e dei tuoi pensieri "sovversivi".
Ti chiedi da quanti anni tendi i muscoli verso il "giusto equilibrio", da quanto hai capito che l'estremismo è il tuo "problema"... poi ti prometti di dedicare a libri e pennelli "il giusto tempo" di quel che ti resta (c'è da sperare che sia poco) di disoccupazione, senza trascurare l'obiettivo principale della ricerca di lavoro. Riallinearsi nei ranghi... fingendo convinzione.
Retropensieri censurati: "peccato che l'ozio sia sciupato dall'obiettivo della ricerca del lavoro"; "io nella vita voglio fare l'artigiana"
...Ecco, strano caso: proprio mentre lo scrivo ricevo una telefonata. Mi propongono un lavoro da settembre. Si tratta di vendere DIVISE SCOLASTICHE. A proposito di "rientrare nei ranghi", curare i capricci, (ri)educare gli istinti ribelli...
Se è un segno, non so come interpretarlo: stringere il cravattino rosso, o dare alle fiamme le gonne plissettate blu navy?

In entrambi i casi ci sono avversari da dribblare, ed in entrambi i casi il "nemico" sono io.

postato da lanticameradelcervello alle ore 13:07 | link | commenti (10)
categorie: citazioni, diario, lavoro, nevrosi, video e filmati, i grandi interrogativi
martedì, 11 dicembre 2007

Il botox-Babbo Natale aziendale non ha portato nulla per me.
A tutti i dipendenti oggi è arrivato un mega pacco natalizio di venti chili, che i poveretti faranno fatica a trascinare a casa, ma che certamente, col suo contenuto in prosciutti, cotechini, gelatine e chissà cos'altro, rafforzerà l'affiliazione e il cosiddetto "commitment". A me niente.
Per una volta, mi vanterò di essere una bambina cattiva (per giunta vegetariana).

postato da lanticameradelcervello alle ore 18:36 | link | commenti
categorie: diario, lavoro
lunedì, 10 dicembre 2007

Ironia di scienziati pazzi e dei barbuti.

Continuo a ricevere offerte di lavoro solo ed esclusivamente da:

  • aziende controllate da persone che non mi piacciono (eufemismo indecorosamente spinto),
  • aziende che producono cose che non mi piacciono (esempio: razzi, missili, carrarmati, comunicazione di dubbia qualità ...anche qui spingo forte sul pedale della minimizzazione).

Continuo a chiedermi:

  • la sorte è davvero così ironica e beffarda, e -diciamolo- anche un po' stronzetta?
  • oppure Dio c'è ed ha veramente la barba, e passa il tempo accarezzandosela e sbadigliando, mentre mette alla prova la mia morale ed il mio senso estetico proponendomi soltanto lavori-marchetta (intanto diavoletti tentatori provano a farla passare per gavetta)?
  • o sono proprio stata selezionata da un programma scientifico sul compromesso o sulla solidità delle convinzioni delle persone apparentemente critiche e responsabili, e degli scienziati pazzi che mi osservano grazie a telecamere nascoste mi stanno sottoponendo a prove sempre più difficili per vedere che prezzo ho?
  • o ancora: il mio profilo psicologico vira pericolosamente verso il paranoide?

Non lo so, ...ho come la sensazione che la risposta sia dentro di me, ma sospetto che sia sbagliata.

postato da lanticameradelcervello alle ore 16:59 | link | commenti (5)
categorie: diario, lavoro, i grandi interrogativi
venerdì, 07 dicembre 2007

Give bed a chance!

Yahhhwn ...Stamattina sarei rimasta volentieri a letto, a crogiolarmi nel calduccio mio e di G..
Quale gesto più pacifico per cominciare la giornata? Sottrarsi all'imperativo produttivo, saltare il turno, scalzare la propria rotella dall'ingranaggio, demonetizzare il proprio tempo, riprenderselo fluido ed elastico com'è, salvandolo per una volta dalla mania quantizzatrice che lo spezzetta in ore ("otto ore" con "pausa pranzo"), che inventa un'inizio e una fine.
Lasciare la giornata alla sua natura liquida, e restarci a mollo, in un brodo sensoriale di quiete e amore. Ah!
Che impegno politico e filosofico, metter su un bed-in! Certamente più importante che montare sul solito autobus e venire in ufficio ascoltando "Working class hero"...

postato da lanticameradelcervello alle ore 11:32 | link | commenti (1)
categorie: musica, diario, lavoro, video e filmati
mercoledì, 05 dicembre 2007

Grip.

Oggi non ho perso niente, se non false e indesiderabili speranze. Il geco di ieri, con la sua tipica presa sulle cose del mondo, ha rivelato il suo dono, m'ha portato un pro memoria: vivere attivamente, trovare i propri passi anche a testa in giù.
Memorandum necessario, visti gli ultimi sette mesi da
Clark Kent, e visto che oggi ho finalmente ricevuto un atteso oracolo aziendale sul mio prossimo futuro lavorativo: dovrei continuare il lavoro qui fino a febbraio, e poi sarò riconsegnata all'ignoto.
Nessuna "illusione" di ottenere un contratto, nè tantomeno di diventare dipendente, resto indipendente, e con cognizioni più complete sul settore in cui sto lavorando, buone referenze, nuove direzioni...

Ed ecco il geco di ieri che mi ricorda: you lose some, you win some: si torna in gioco, con qualche carta in più, e più determinazione a mantenere il timone verso quel che voglio, nessuna voglia di disfattismo.

Verso nuove e mirabolanti avventure.

 

postato da lanticameradelcervello alle ore 18:57 | link | commenti (2)
categorie: diario, lavoro
martedì, 20 novembre 2007

"A CLARK KENT JOB"

clark kent

Un lavoro "alla Clark Kent" è un lavoro con cui paghi le bollette, ma che non è quel che vuoi fare veramente, non rispecchia i tuoi talenti nascosti e le tue aspirazioni segrete.
Ti svegli la mattina, ti dai una grattatina in testa, coi tuoi bei capelli d'acciaio arruffati, guardi la sveglia... no, non "attraverso" la sveglia, la sveglia! Ecco, metti bene a fuoco - cacchio, è tardi!-, ma stai attento a non fulminarla col tuo sguardo laser. Di prima mattina sei sempre un po' sfasato, non ti controlli, rischi di sparare dentifricio per tutto il bagno, spremendolo sullo spazzolino.
Comunque sia, se ti va bene riesci a travestirti in tempo da impiegato modello e resisti alla tentazione di prendere il volo invece di piantarti alla fermata dell'autobus con la tua bella cartella, sperando che l'autobus passi. Ci sono le rate del divano da pagare, e valgono ben qualche sacrificio. Il tuo stile di vita "non è negoziabile", e sarebbe così stupido giocarsi tutto strappandosi di dosso quella camicia ben stirata per tirar fuori quella sgargiante "S"... di "stupido", "sciagurato", "sciocco" e "spaccone". Lo sai bene che il mondo non ha bisogno di supereroi, e nemmeno più le case cinematografiche ci cavano tanto; meglio un bel kolossal catastrofico, un horror con omicidi seriali... E poi, i supereroi al massimo durano una stagione, e non accumulano contributi. Tu, invece, ci tieni a una vecchiaia serena.
E allora siediti tranquillo, accendi il condizionatore, e pigia sui tasti. Non troppo forte, mi raccomando!

postato da lanticameradelcervello alle ore 12:33 | link | commenti (10)
categorie: immagini, lavoro, nevrosi, aa/anticamera anthology

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- Beh mi interesso di molte cose. Cinema, teatro, fotografia, musica, leggo... - Concretamente. - Non so cosa vuol dire? - Come non sai, cioé che lavoro fai? - Nulla di preciso. - ...Come campi? - Ma... te l'ho detto giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose... [da ECCE BOMBO] Una vita in divieto di sosta... O forse sono solo un grumo nel purè. A.

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