Ma dove arriva, se parte!?
Tengo una specie di diario da quando avevo otto o dieci anni, e mai mi era accaduto di perdere uno dei tanti taccuini che compongono "l'opera" frammentaria, le notizie scomposte e faziose, le emozioni incartate, immagini fortuite e sguardi verbalizzati sui momenti della mia vita.
Ne ho persi ben due negli ultimi mesi. La voglia di dare un senso alla rabbia conseguente ha voluto leggerci un segno: qualcosa mi diceva di tornare al blog, fermo e freddo come una larva da tanto. E allora torno, che è un modo per ripartire.
Forse per l'imbarazzo di ricominciare, lo faccio con le parole di altri ...e difficilmente avrei immaginato di citare Cochi e Renato.
Comunque stavolta non sono ripartita ("sempre ammesso che parte", dicono Cochi e Renato): sono ancora qui, a Roma, anche se resta un posto volatile, per me. E' ancora una città-scenografia, e mi appare ancora di un'indifferenza antica e solida come il Colosseo.
Io intanto torno qui, e forse è ancora un modo per correre, o trotterellare, dietro a qualcosa di importante che ancora mi sfugge.
UN APPUNTO
La vita - è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia.
sollevarsi sulle ali;
essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;
distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;
stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.
Un'occasione ecceizonale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;
e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l'erba;
e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;
e persistere nel non sapere
qualcosa d'importante.

Wislawa Szymborska
(ovvero la mia poetessa contemporanea preferita)
Discorso all'ufficio oggetti smarriti

Un lavoro "alla Clark Kent" è un lavoro con cui paghi le bollette, ma che non è quel che vuoi fare veramente, non rispecchia i tuoi talenti nascosti e le tue aspirazioni segrete.
Ti svegli la mattina, ti dai una grattatina in testa, coi tuoi bei capelli d'acciaio arruffati, guardi la sveglia... no, non "attraverso" la sveglia, la sveglia! Ecco, metti bene a fuoco - cacchio, è tardi!-, ma stai attento a non fulminarla col tuo sguardo laser. Di prima mattina sei sempre un po' sfasato, non ti controlli, rischi di sparare dentifricio per tutto il bagno, spremendolo sullo spazzolino.
Comunque sia, se ti va bene riesci a travestirti in tempo da impiegato modello e resisti alla tentazione di prendere il volo invece di piantarti alla fermata dell'autobus con la tua bella cartella, sperando che l'autobus passi. Ci sono le rate del divano da pagare, e valgono ben qualche sacrificio. Il tuo stile di vita "non è negoziabile", e sarebbe così stupido giocarsi tutto strappandosi di dosso quella camicia ben stirata per tirar fuori quella sgargiante "S"... di "stupido", "sciagurato", "sciocco" e "spaccone". Lo sai bene che il mondo non ha bisogno di supereroi, e nemmeno più le case cinematografiche ci cavano tanto; meglio un bel kolossal catastrofico, un horror con omicidi seriali... E poi, i supereroi al massimo durano una stagione, e non accumulano contributi. Tu, invece, ci tieni a una vecchiaia serena.
E allora siediti tranquillo, accendi il condizionatore, e pigia sui tasti. Non troppo forte, mi raccomando!
Ho bisogno di aggiornarmi. Sì, sì: mi servono supporti teorici per dare nuovo slancio alla mia professionalità!
Non chiedetemi per quale motivo, ma di questi tempi il mio "lavoro nelle comunicazioni di massa" mi imbarca in frequenti ricerche nel mondo dell'oggettistica e delle liste di nozze.
Le vie della flessibilità sono infinite!
Questo pomeriggio, tra una teiera e una zuccheriera (che pagherei per avere il mio bollitore e la mia scatola dei tè qui in ufficio!), mi sono imbattuta in una giovane designer del Tennessee che lavora a Brooklyn, Sarah Cihat.
Per la serie "come far soldi col vintage", si è fatta venire un'idea semplice e divertente: rielaborare vecchi piatti dal design passato rismaltandoli con sagome inaspettate.
Ecco come un piatto può cominciare la sua storia negli anni Sessanta, fare il piatto di battaglia in una famiglia numerosa, passare in disuso, essere venduto a un negozio di rigattiere o regalato all'Esercito della Salvezza, per poi finire la propria onorata carriera su una tavola radical-chic, dopo essere stato ridipinto e venduto a 59$.



|
George Clooney e Sarah Larson dopo l'incidente
|
Clooney si era rotto una costola, e la sua amica Sarah Larson, un piede. L'emittente WCBS-TV di New York afferma che i colpevoli - portantini, infermieri, ma anche medici - sono stati sospesi senza retribuzione per quattro settimane. L'indagine però non sarebbe nata da una denuncia di Clooney: l'attore, interpellato, ha detto di non saperne nulla.

Poteva essere un 5 ottobre di quindici o venti anni fa. Probabilmente lo avevo anche scritto su un foglio a righe, quel giorno: "Napoli, 5 ottobre 1987", o '88, e sotto, con una bella "D" maiuscola tonda, a forma di chicco di caffè, la parola "Dettato".
Forse aveva piovuto, perchè la strada, e le auto, e i palazzi, dovevano essere placidamente bagnati, e tutti i rumori più vibranti starsene zittiti nelle pozzanghere come mosche con le ali inzuppate, perchè mi sembra di ricordare una quiete da presepe. Il rumore dei passi doveva essere limpido, croccante lo scalpiccio sul brecciolino, passando nelle vicinanze di un cantiere.
E poi milioni di invisibili gocce di pioggia ancora sospese, e l'aria fresca e fragrante che passava attraverso il cotone pulito, una carezza elettrica sulla pelle completamente liscia.
Magari camminando mi guardavo l'orlo del grembiule di scuola e meditavo su come difendere la tesi che il "crystal ball", quella sostanza naturalmente colorata e gommosa che per insufflazione generava bolle plastiche giganti, non fosse tossico e demoniaco come i miei genitori sostenevano, ma bensì da apprezzare per il fatto che "non rompe niente e poi non macchia", come diceva il jingle (a mio favore avevo molteplici testimonianze di consumatori sopravvissuti all'uso).
Quando sei bambino sei consapevole di essere nuovo? Non me lo ricordo più, ma non mi pare. Mi ricordo che il nuovo mi piaceva, però, ed essere primogenita aiutava: il grembiule di quell'ipotetico 5 ottobre forse veniva indossato la prima volta, e la mano a cui mi aggrappavo forse assomigliava alle mie di oggi, le mani di quella che oggi la gente chiama "una ragazza di trent'anni".
Ieri la mia collega L., facendo il giro digestivo dell'isolato in pausa pranzo, e lamentandosi di rimproveri presi sul lavoro per negligenze non sue, della giornata affastellata di impegni matrimoniali, filiali e materni, ha sospirato scherzosamente: "Voglio tornà bambina!". E io e M. a ribattere che anche i bambini hanno i loro problemi, le loro frustrazioni e le loro ingiustizie da piangere o inghiottire, forse anche più dure da digerire e dimenticare di quelle dei grandi.
Io ancora mi ricordo di essere stata chiusa fuori dalla stanza dei miei cugini grandi, durante una festa di compleanno! O di quella volta che mia sorella venne a staccarmi con un morso un pezzetto di spalla, mentre stavo guardando pacificamente TheFlinstones.
Eppure oggi per un attimo mi sono ricordata di quel ritorno da scuola attraverso la strada bagnata ed ho provato un senso di pace e nostalgia della semplicità.
Forse il vantaggio dei bambini è che non hanno ancora imparato la perdita, ma hanno tutto da conquistare...
Eppure che ne so io de "i bambini", di quelli di oggi o anche solo di quelli che sono stati bambini insieme a me?
La prendo alla larga a parlare di infanzia, ma la realtà è che oggi torno a Napoli per il weekend, e non ne ho la minima voglia.
Anche stavolta non è corretto: non ho voglia di vedere i miei genitori, di sorbirmi i risentimenti reciproci, le lamentele, andandole a rilevare in due case diverse.
Ad essere onesti è questa la realtà, in barba ai moralismi e al senso di responsabilità: la mia vita è serena lontano da loro.
Forse quel ritorno da scuola e quella pace me li sono solo immaginati, e se ci penso bene non ho bisogno di rinunciare agli anni che ho vissuto per provare un senso di semplicità e benessere. Lo vivo tutti i giorni, nella vita che mi sono scelta.
Probabilmente quel pomeriggio con la strada bagnata me lo sono costruito solo per immaginare un momento in cui potevo affidarmi ai miei genitori con fiducia, trovando cure e sicurezza, prima che le stesse persone cominciassero ad essere la principale fonte di malessere affettivo della mia vita.
Beh, forza e coraggio!
Bisogna partire, Angé,non fare la bambina!
![]()

Lunedì mattina: svegliarsi, torturare il fagotto inerte che respira nell'altra metà di letto, fare colazione con la torta sfornata la sera prima e il caffè fatto per te, arrivare in ufficio e trovare sulla scrivania un sacchetto di carta con un biglietto di buona giornata e il tuo dessert preferito.
PS: in tutto ciò, far finta di non aver fatto quel sogno strano...Arrivava l'angelo della morte sottoforma di A. (il fattorino di colore che lavora per il mio ufficio), venuto a prelevarmi, ed io temporeggiavo, indaffarata a riempire uno dei miei contenitori da frigo delle lenticchie e alcune fette di pizza di scarole di nonna. Lui cercava di convincermi che non mi sarebbero serviti, perchè le mie esigenze sarebbero cambiate in fretta...