Tanti anni spesi a studiare, a costruire una mentalità produttiva, allegramente orientata al lavoro ...sin dalle elementari ...Poi basta scoprire la disoccupazione, e ti ritrovi molto più competente in materia di tempo libero che in qualsivoglia attività classificabile come "mansione".
E l'economia aziendale, le fasi della meiosi, le tecniche pubblicitarie, le sezioni di un business plan, come gestire un database, ...diventano solo cose che stai dimenticando senza fatica.
L'ozio del disoccupato, con le sue giornate senza spigoli, s'impara una volta per tutte, come andare in bicicletta.
Sarà perchè ricorda le estati senza scuola, o tempi ancora più antichi, "prescolari" (chiamati così perchè fatti solo di attesa di varcare quel cancello), ma è facilissimo ricominciare; ad alzarsi un po' più tardi, ma senza esagerare, avere di nuovo il tempo per fare colazione con tutto quello che ti va (finchè i risparmi durano!), rimandare una faccenda burocratica, passare un'ora in bagno, con la casa vuota. E poi leggere, finalmente dipingere quel quadro promesso, avere tutto il tempo per preparare la cena, mangiare verdure fresche anzichè surgelate...
Non ti trucchi più, scendi a far la spesa in jeans e maglietta, coi capelli ancora umidi e il viso luminoso. Vai in centro quando ne hai voglia, magari per vedere una mostra, incontrare amiche in pausa pranzo, e il resto della giornata lo passi mezza nuda per casa, a curare le piante e chieder loro come va, sistemare vecchie foto e documenti, passare il solito paio d'ore abbondante a spulciare annunci di lavoro, inviare curriculum, raccogliere indirizzi interessanti, chiamare i numeri in calce, meditare lettere di accompagnamento, senza troppa convinzione.
Ti scopri a fare pulizie, e ti ricordi che in qualche angolo recondito del tuo carattere c'è anche dell'ordine(ma dove l'ho messo?!).
E poi disegni, raccogli materiale per un lampadario in cartapesta, progetti cose nuove, lasci affiorare le idee, ora che le acque sono tranquille, e che i pensieri crescono a lievitazione naturale.
Puoi sentirti respirare, mentre scrivi, o misceli il colore. Oppure lasciare andare il doppio cd di Prokofiev ad alto volume, senza che nessuno si lamenti, mentre sei sotto la doccia o lavi i piatti, scrivi una lettera da spedire a un'amica o sbucci le pannocchie, finchè non squilla il telefono.
Ti prometti che da domani fisserai un orario in cui studiare spagnolo, guarderai un film in inglese ogni giorno, e ci sono da leggere quel manuale sui format televisivi, le lezioni di Sartori sulla democrazia, "I tre moschettieri" ...potresti persino stirare quel monticello accumulato di camicie che evitavi accuratamente di dover indossare.
Puoi programmare di fare con le tue mani una pizza ben lievitata da mangiare con birra, noccioline e popcorn davanti alla partita di stasera, quando lui tornerà da lavoro, ora che non tu non rincasi più alle 21:30, quando preferivi dormire vestita sul divano, piuttosto che pensare a cosa mangiare...
Ecco, "lui che torna da lavoro" già ti ricorda che al lavoro ci andavi anche tu, fino a poco più di due settimane fa.
A questo pensiero una vaga inquietudine ti solletica lo sterno, e allora pensi alla rata del prestito con cui ti stai ancora pagando il master, all'affitto, ai contatti di lavoro che sarebbe il caso di coltivare, a ciò che sarebbe opportuno, utile, interessante, urgente fare, prenotare, programmare. Ti dici che è rischioso lasciarsi immersa in questo tempo in cui si nuota a rana da una ninfea all'altra, prendere questi ritmi "non geneticamente modificati", veder sbocciare i ranuncoli piantati una domenica di qualche mese fa, lottare a mani nude contro gli afidi che infestavano il limone sul balcone. Nella tua agenda virtuale è nata la pagina "in settimana", hai preso un appuntamento per cena per martedì prossimo, e i giorni in mezzo ancora si illudono di germogliare a modo loro, ora dopo ora, coi loro tempi fluidi, disegnati a matita. Abolito un tempo chiamato "pausa pranzo", puoi stare tra le mura di casa fingendo che nessuno stia correndo da nessuna parte, che gli altri (ovunque essi siano) siano tutti assorti in qualche riflessione che incubavano da anni, che si trovino nel momento di comprensione che aspettavano, o stiano finalmente di fronte a quella parte di sè che non avevano visto o capito, mano nella mano con il proprio tempo ozioso.
"Nell'ozio, nei sogni, la verità sommersa viene qualche volta a galla"; Virginia Woolf può aver ragione: nell'ozio hai spesso l'intuizione di qualche verità (che la Woolf sia impazzita e morta suicida è poi così importante?). Se non altro, nell'ozio vero e senza rimpianti, ti sembra più vero quello che fai e quello che pensi... mentre aspetti che le qualche sommersa verità compia il suo percorso verso la superficie.
E' anche vero che, assieme alla verità, intuisci anche un indefinito pericolo. Forse il pericolo di perdere irreparabilmente il passo col mondo esterno, che marcia (non importa dove), allinea gli ingranaggi, aggiorna le agende, perde i treni, rincorre gli autobus, arriva in anticipo. Forse il pericolo è quello di non volerlo riprendere, quel passo. Forse il pericolo è sognare troppo: che le fragole continuino a crescere sul tuo balcone, così da poterne cogliere una ad ogni passaggio, e constatare che più avanza la stagione, più è intenso il sapore; sognare di poter passare la maggior parte delle giornate a dipingere, scrivere, inventare, incontrare (anche se vivi a Roma), fare ciò che ti fa star bene e ti dà l'impressione di farti crescere interiormente...
I raccoglitori dei tuoi documenti, le agende di lavoro, gli oggetti di chi al momento è via a lavorare sparsi per casa, ti mettono un po' di paura di te stessa e dei tuoi pensieri "sovversivi".
Ti chiedi da quanti anni tendi i muscoli verso il "giusto equilibrio", da quanto hai capito che l'estremismo è il tuo "problema"... poi ti prometti di dedicare a libri e pennelli "il giusto tempo" di quel che ti resta (c'è da sperare che sia poco) di disoccupazione, senza trascurare l'obiettivo principale della ricerca di lavoro. Riallinearsi nei ranghi... fingendo convinzione.
Retropensieri censurati: "peccato che l'ozio sia sciupato dall'obiettivo della ricerca del lavoro"; "io nella vita voglio fare l'artigiana"
...Ecco, strano caso: proprio mentre lo scrivo ricevo una telefonata. Mi propongono un lavoro da settembre. Si tratta di vendere DIVISE SCOLASTICHE. A proposito di "rientrare nei ranghi", curare i capricci, (ri)educare gli istinti ribelli...
Se è un segno, non so come interpretarlo: stringere il cravattino rosso, o dare alle fiamme le gonne plissettate blu navy?
In entrambi i casi ci sono avversari da dribblare, ed in entrambi i casi il "nemico" sono io.
Continuo a ricevere offerte di lavoro solo ed esclusivamente da:
Continuo a chiedermi:
Non lo so, ...ho come la sensazione che la risposta sia dentro di me, ma sospetto che sia sbagliata.
Ricerco e coltivo amicizie con personaggi psicologicamente disturbati, lo ammetto. Non mi sembra la sede di approfondire l'origine di questa sindrome.
Comunque sia, mi trovo iscritta ad una mailing list votata alle diatribe pseudo (sottolineo "pseudo") letterarie tendenti al motteggio e al demenziale spinto.
Finora me ne ero tenuta in disparte, non sempre per snobismo (faticando io ad arginare il dilagare della mia stessa demenzialità nelle varie sfere della mia vita), ma piuttosto per pigrizia.
Più o meno da una settimana fioccavano, però, mail baroccheggianti, più o meno in rima, su aste, raggi, pertiche, sventrapapere e simili.
Dallo spam bisogna pur difendersi, e poi oggi c'era poco lavoro da sbrigare. Da cui, quanto segue:
Di suso al seggio mio,
pel luminoso schermo
che recami novelle,
(postino assai moderno)
veggio avvitar favelle
di torno a un picciol perno.
Se come volle Iddio
al mondo foste tratti
con un formicolio
al quinto vostro arto,
(fantasma, dico io,
di fantasia gran parto),
E' inutile fregare
quel pezzo d'illusione
con odi appassionate
e scatenar tenzone
tra bucce di patate
seccate su un balcone.
Stoppini consumati,
pinoli rinsecchiti,
beccucci mai usati
chiodini arrugginiti,
ne restano umiliati,
offesi e intimiditi.
Tal che pei vostri eccessi
di facondia verbosa,
ritraesi nei recessi
della sua massa erbosa
lo vostro brufolino,
ch'è già ben magra cosa.
A tanto vaneggiare
ponete fine dunque;
andate a lavorare!
Smettetela, comunque!
chè l'oggettino muto
non chiede di parlare.
Soltanto gradirebbe
più tenere attenzioni,
un posticino caldo,
notturne esaltazioni,
non d'esser caposaldo
di motti e annunciazioni.
Qualunque sia la guisa
del vostro stuzzichino
dell'appendice irrisa,
del parvo zuccherino
lasciatelo godere
di una compagna assisa,
di un doppio belvedere
di baffi con divisa,
di un morbido sedere,
secondo gradimento,
talento e fantasia.
Se il pirulo è contento
(e l'opinione è mia)
non servono nè rime
e nè pornografia.
Perciò, lasciate dire,
chè il tema mi sta a cuore,
basta con l'imbonire,
andate a far l'amore.
Che sia una missionaria
a trarvelo dal bosco,
mano abitudinaria,
od un omone losco,
orsù, per cortesia
non fatene persona.
E' da schizofrenia,
vi chiameranno "porco",
o, per omeopatia,
"minchione" o "gran bifolco".
Beato è chi l'amore
lo fa con tutto il corpo.
Non chiedetemi per quale motivo, ma di questi tempi il mio "lavoro nelle comunicazioni di massa" mi imbarca in frequenti ricerche nel mondo dell'oggettistica e delle liste di nozze.
Le vie della flessibilità sono infinite!
Questo pomeriggio, tra una teiera e una zuccheriera (che pagherei per avere il mio bollitore e la mia scatola dei tè qui in ufficio!), mi sono imbattuta in una giovane designer del Tennessee che lavora a Brooklyn, Sarah Cihat.
Per la serie "come far soldi col vintage", si è fatta venire un'idea semplice e divertente: rielaborare vecchi piatti dal design passato rismaltandoli con sagome inaspettate.
Ecco come un piatto può cominciare la sua storia negli anni Sessanta, fare il piatto di battaglia in una famiglia numerosa, passare in disuso, essere venduto a un negozio di rigattiere o regalato all'Esercito della Salvezza, per poi finire la propria onorata carriera su una tavola radical-chic, dopo essere stato ridipinto e venduto a 59$.



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George Clooney e Sarah Larson dopo l'incidente
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Clooney si era rotto una costola, e la sua amica Sarah Larson, un piede. L'emittente WCBS-TV di New York afferma che i colpevoli - portantini, infermieri, ma anche medici - sono stati sospesi senza retribuzione per quattro settimane. L'indagine però non sarebbe nata da una denuncia di Clooney: l'attore, interpellato, ha detto di non saperne nulla.
Movimento d'opinione, emulazione, diffusione virale, o ...quel che è!
Spero che non si candidi alle prossime elezioni.
Se non l'aveste capito, si tratta del celebre eroe (s)mascherato Spiderpork... Hem! Ma che faccio, mi ci metto anch'io?!