Verso un fragrante weekend.
Largo ai giovani!
A lunedì.

Oggi vi segnalo un blog.
...Troppo didascalica?
E allora?
Vi segnalo un blog proprio perchè vorrei che fosse questo a parlare, che leggeste chi lo scrive e non quel che penso su di loro.
"Loro" scrivono su Dentroefuori.
Buona lettura.
Leggo in un comunicato sindacale:
I fondi pensione [...] non erogheranno una pensione integrativa, ma una rendita finanziaria, il cui importo sarà determinato dall’andamento dei mercati finanziari. Fateci caso, oggi nessun “piazzista” dei fondi pensione vi dice a quanto ammonterà questa rendita finanziaria, perchè il suo importo sarà calcolato dall’assicurazione incaricata di pagarlo al momento della pensione. In caso di rendimento negativo o di crisi delle Borse potresti perdere buona parte, se non tutto, di quello che hai versato nel fondo pensione. Né ci sono garanzie reali di recuperare in tutto o in parte quanto versato.
Ma che menagrami! Devi pagare una tassa se campi più di quanto sperano loro?! Ho capito bene? I pensionati dovrebbero avere l'accortezza di tirare le cuoia entro i tarmini previsti o pagare una multa?
Certo, io mi interesso solo oziosamente di temi previdenziali, essendo un minimo realista sul mio futuro ..., ma qualcuno sarebbe così cortese da spiegarmi questa?
Inoltre, non prendetemi per femminista, ma secondo me questa di farla pagare alle vecchiette solo perchè tendono a campare in media più dei vecchietti, è solo una ripicca dell'establishment maschile.
Tutta invidia!
W le nonne!
"L'-i-m-m-i-g-r-a-z-i-o-n-e-c-l-a-n-d-e-s-t-i-n-a-f-a-m-a-l-e-a-l-l-e-d-o-n-n-e"....Hm, rileggo: "L'immigrazione-clandestina-fa-male-alle-donne".
L'immagine (il cosiddetto visual) è il dettaglio di un volto in cui si enfatizza un occhio bagnato di pianto.
Occhi azzurri, colorito pallido: penso subito a una ragazza dell'Est.
"Male alle donne": l'immigrazione clandestina fa male a tante ragazze e ragazzine ingannate e trascinate via dal proprio paese sulla via della prostutuzione, senza nessuna protezione legale.
No, Angè, aspetta, sei un po' stanca -penso ieri dopo il lavoro, davanti all'affissione-: questo è un manifesto di propaganda di Alleanza Nazionale, guarda bene le figure. Forse hai capito male il messaggio.
L'interpretazione immediata potrebbe essere scorretta, o almeno in contrasto con quel che volevano dire questi signori (dicesi decodifica aberrante).
Forse le donne che interessano a loro sono italiane (e difatti il fondo del manifesto dice:"L'Italia a chi la ama" ...tutti gli altri, Italiani e non, ...fuori!?).
E allora fose volevano dire che gli immigrati che arrivano in Italia in maniera clandestina (senza documenti validi, sin papel, sans papiers) vengono a far del male alle donne italiane.
Di conseguenza, io che sono una donna italiana ragionevole, dovrei stare attenta, o quantomeno accertarmi che il signore scuro di pelle che mi viene incontro per strada, o mi vende la lattuga, non sia per caso di cittadinanza italiana (come tanti ragazzi "di seconda generazione" che ho sentito parlare romanesco sull'autobus), che bensì sia un immigrato e che non abbia i documenti in regola. Questo potrebbe mettermi in serio pericolo.
Insomma, se il signore in questione non è riuscito a trovare un lavoro prima di metter piede in Italia, ed è invece venuto qui "da noi" infischiandosene della Bossi-Fini, insieme alla sua squadra di canottaggio, a sottrarre del corroborante lavoro nei campi e sui cantieri ai sani e robusti giovanotti italici, ...ecco che questo suo comportamento potrebbe essere sintomo schiacciante di una perversione sessuale violenta, e allora si salvi chi può!
A che servono i dati statistici, poi? Non occorrono ai premurosi signori di AN per dare ad intendere che gli immigrati, e in particolare quelli clandestini, dimostrano con la loro irregolarità amministrativa di essere la più ampia percentuale di stupratori presente in Italia.
No-no-no: "nessuna solidarietà senza legalità". Giusto: la legalità è un valore fondativo della convivenza civile, e come tale va difeso e preteso anche da chi viene ad unirsi alla nostra comunità nazionale. Bravi, bravi... Ma sulla "solidarietà" avrebbero potuto spiegarsi un po' meglio: mi lasciano qualche dubbio. Tanto per cominciare, non spiegano come usare questa famosa solidarietà. Devo essere solidale solo con chi ha un lavoro regolare (ritirerò la mia solidarietà a tutti i miei amici che lavorano in nero), accertarmi che quel vecchietto col bastone e il morbo di Parkinson a cui ho dato qualche centesimo ieri mattina abbia la fedina penale pulita e sia in regola con le tasse (o il fisco fa discorso a sè?)? Posso sorridere ai bambini Rom?
Beh, devo dire che almeno mi sollevano dal rammarico per tutte le persone, - uomini, donne, bambini - che ho incontrato sulla mia strada, probabilmente immigrati, probabilmente clandestini, e per cui non ho dimostrato nessuna solidarietà. "Nessuna solidarietà senza legalità"... Ma li avranno avvertiti i cristiani? Magari quelli fanno confusione.
Vabeh, gli ideatori del manifesto ci penseranno di sicuro...
Ah, meno male che Alleanza Nazionale ha pensato di dotarsi di un "dipartimento pari opportunità".
L'usciere mi poggia la posta sulla scrivania (dove già si preparano le angurie da intagliare: c'è già desertica aria di ferie). Apro le buste, comincio a smistare il contenuto; mi allungo all'angolo della scrivania, con una mano sollevo il vassoio portadocumenti, con l'altra tiro via il librone delle firme... Attenzione al bicchiere, chè c'è un fondo d'acqua, atten.....SPLASH!
Sguardo in cagnesco alla pozzanghera sul pavimento in cotto: "Lo sapevo, io!".
Mi alzo svelta per rimediare prima che qualcuno entri nel mio ufficio e scopra la mia identità segreta (Ugo di nome e Fantozzi di cognome), e TRAC!
Mi giro, con un brutto presentimento, e a terra - sempre sul bellissimo cotto antico- giace esanime il laccetto estremo, con perlina di legno, della cintura in legno e cuoio, degli anni '70, prestatami da mia zia.
Il maledetto bracciolo della poltrona girevole!
Sguardo desolato, prelievo della perlina di legno, e apposizione della stessa in cima al triste moncherino di cuoio rimasto.
Con la coda tra le gambe, mi punisco mandandomi a fare una fotocopia.

Da bambina avevo una piccola pianola elettrica della Casio (in realtà era anche di mia sorella di tre anni più piccola, ma questo non ha importanza).
Dei due brani pre-registrati, uno era l'Inno alla Gioia di Beethoven, la famosa Nona sinfonia, quella che G., a tre anni, chiamava "La nona di Betone" canticchiandola per casa (io ancora non esistevo).
Una decina di anni dopo, quella versione elettronica dell'inno europeo diventò la passione ossessiva di mio fratello M., ancora marmocchio: quel suo ditino paffuto che premeva quel piccolo pulsante rosso della pianola sopravvissuta a me e mia C. diventò l'incubo della casa, sinistro interruttore di tanti mal di testa per tutti, uomini, donne, bambini e anziani.
Una mattina di dieci anni dopo, in un vagone della metro di Roma, andando al lavoro, mi giunge all'orecchio una musichetta familiare; mentre si avvicina la riconosco... E' lei: la nona di Betone! Anche stavolta si ripete ininterrottamente; penso che sarà l'ossessione di un altro bambino, e la tortura cinese di un'altra famiglia.
Mi riporta alla mente immagini dei bambini che siamo stati io, C. e M.; sorrido, e intanto riesco a vedere la stessa pianola in mano ad un altro bambino di sei o sette anni.
Ce l'ha appesa a tracolla, e tiene le braccia penzoloni lungo il corpo, ha lo sguardo vacuo e viene avanti tra la folla, attraverso il vagone, con passo trascinato.
Dietro di lui c'è una donna, che lo spinge avanti col braccio teso davanti a sè, come fosse una marionetta. Anche i suoi occhi sono vuoti, mentre lo fa sostare con andatura meccanica da un lato e poi dall'altro del treno, tendendo una mano rattrappita e un bimbo spento sulle note dell'"Inno alla gioia".
Non mi ricordo più se Beethoven era sordo o cieco.

foto di Mrs.Gina
| Progetti work experience 20 Luglio 2007 Pubblicati sul sito della Regione Campania nuovi bandi nell'ambito del progetto di Formazione - work experience, finanziato dalle misure 3.2, 3.5 e 3.6 del POR. |
Esperienza viene da due verbi greci: "peiro", che vuol dire attraversare, passare attraverso; "peirào", che vuol dire tentare, provare, fare esperienza, nonché dal termine "peira", che significa tentativo, esperimento, esperienza (per cui "empeiria" significa esperienza o conoscenza, o anche semplicemente abilità). In italiano ne è rimasta traccia nella preposizione "per" usata in senso locativo. Il latino l'ha arricchito, in un certo senso, perché nel suo ex-perior il termine "-perior" implica la nozione di pericolo, prova, qualcosa con cui ci si misura, una prova attraverso cui passare. Quindi nell'esperienza c'è il passaggio e la prova, il pericolo e la misura: fare un'esperienza vuol dire passare là dove non si era mai passati, come quando per andare in montagna o scalare una parete ci si affida a una guida, perché appunto "esperta" (in latino esperienza si traduce anche con peritia), nel senso che ci è già passata tante volte per quei luoghi.
Da un articolo Enrico Castelli Gattinara
Il dizionario Garzanti indica anche, come primo lemma:
1 conoscenza pratica della vita o di una determinata sfera della realtà, acquistata con il tempo e l'esercizio: avere esperienza del mondo, degli uomini; acquistare esperienza negli affari; una persona di grande esperienza; un giovane senza esperienza | parlare per esperienza, per aver provato direttamente | fare esperienza, acquistare conoscenza di qualcosa per prova diretta
"Esperienza"... Gran bella parola! Peccato che le parole non siano più quelle di una volta! Ovvero: è naturale che le lingue vive mutino, ma spesso le mutazioni che subiscono mi fanno sospettare qualche forma di manipolazione genetica.
Così ti accendi un mutuo per acquistare a rate un'"esperienza di guida", collezioni "esperienze professionali" un semestre alla volta, senza diventare mai un professionista esperto in qualcosa, e ti chiedono "esperienza minimo quinquennale" per un ruolo a cui è appiccicato il suffisso "junior".
Meno male che la Regione Campania ha varato un progetto di "work experience"... La versione inglese dà suggestioni fantascientifiche.
Del resto, lavorare in Campania sembra quasi un'esperienza mistica... un miracolo, va'! Ma non uno da 50 punti. Insomma, proprio "'O MIRAACOLO!"