Buon Natale a tutti!
Questo blog ha ricordato anche il Ramadan, in novembre. La costante sembra essere, malgrado quel che si possa pensare, un curioso abbinamento di ipernutrizione e purezza spirituale.
Stavolta, però, si festeggia anche una nascita, o meglio, una (o la) natività.
Per l'occasione, vorrei dedicarvi uno spunto di riflessione sulla buona novella. L'ho trovato tra le pagine di "Mattatoio n.V" ("Slaughterhouse five") di Kurt Vonnegut, un bel romanzo che ho finito ieri, giusto in tempo perchè L. me ne regalasse inconsapevolmente un'altra copia, in uno strano episodio di telepatia.
La scena si svolge in un ospedale psichiatrico. Il compagno di stanza del protagonista, maniacale lettore di uno sconosciuto autore di fantascienza, spiega il soggetto del libro che sta leggendo, "Il Vangelo dello spazio". Si tratta della storia di una creatura dello spazio venuta sulla Terra per scoprire perchè per i cristiani fosse tanto facile essere crudeli.
«Era arrivata alla conclusione che il guaio derivava almeno in parte dal modo trasandato in cui era scritto il Nuovo Testamento. Secondo lui, l'intento dei Vangeli era insegnare alla gente, fra le altre cose, a essere misericordiosi, anche verso i più umili.
Ma i Vangeli, in realtà, insegnavano questo:
Prima di uccidere qualcuno, accertatevi bene che non abbia relazioni importanti. Così va la vita.
La magagna nelle storie di Cristo, diceva la creatura venuta dallo spazio, era che Cristo, malgrado le apparenze, era il figlio dell'Essere Più Potente dell'Universo. I lettori lo capivano e così, quando arrivavano alla crocifissione, naturalmente pensavano (qui Rosewater rilesse ad alta voce).:
Oh, accidenti... Hanno scelto proprio la persona sbagliata per il loro linciaggio, quella volta!
E questa idea aveva una sorella: "Ci sono delle persone giuste da linciare". Chi? Quelle che non hanno relazioni importanti. Così va la vita.
La creatura venuta dallo spazio donò alla Terra un nuovo Vangelo. In esso Gesù era veramente un uomo qualunque, e una seccatura per un sacco di gente che aveva relazioni più importanti delle sue. E diceva anche lì tutte le cose belle e imbarazzanti che diceva negli altri Vangeli.
Così un giorno la gente si divertì a in chiodarlo a una croce e a piantare la croce nel terreno. Non ci sarebbero state ripercussioni, pensavano quelli che l'avevano linciato. Anche il lettore era indotto a pensarlo, poiche il nuovo Vangelo seguitava a ripetere che Gesù era proprio un nessuno.
E poi, un momento prima che questo "nessuno" morisse, i cieli si aprirono, e mandarono tuoni e lampi. Dall'alto scese stentorea la voce di Dio. Dio disse alla gente che adottava quel barbone, dandogli i pieni poteri e i privilegi di Figlio del Creatore dell'Universo per tutta l'eternità. Ecco quello che disse: D'ora in poi Egli punirà orribilmente chiunque tormenterà un barbone senza relazioni importanti!»
[K. Vonnegut- Mattatoio n.V]
Nel 1995, Joan Osborne la faceva più semplice e più... Pop, cantando "What if God was one of us?", ma la domanda implicita di Vonnegut è più impegnativa, non vi pare?

Cari nati tra i Settanta e gli Ottanta, sapevate di essere considerati la prima "generazione videoelettronica"? Vi hanno mai dato del "mutante emotivo"?
Insomma, sarebbe il caso che vi informaste: pare che ci siano buone probabilità che lo siate.
Scherzi a parte, ragazzi (vi do del tu in quanto coetanei e compagni di mutazioni), ho il sospetto che i molti sociologi della comunicazione, filosofi, psicologi, osservatori e opinionisti vari che si "prendono a cuore" la nostra generazione non abbiano tutti i torti quando parlano delle media-mutazioni cognitive ed emotive da cui noi (che ci ricordiamo il Commodore64 e ci sciogliamo di nostalgia alle note di una sigla tv) siamo stati investiti in pieno.
Volatilità dell'attenzione, un'intelligenza sempre più visiva e sempre meno logico-deduttiva, pigrizia mentale, memoria corta e scarsa capacità di collegare criticamente i fatti (specie quelli storici), un'affettività sempre più mediata ed artefatta, spesso espressa in una sessualità da spot pubblicitario da web-cam o da short-date... la descrizione non vi ricorda nessuno di vostra conoscenza?
Io trovo che bisognerebbe partire dalla consapevolezza di queste tentazioni striscianti, per riappropriarci della nostra creatività e della nostra capacità di entrare in relazione, di valori come la pazienza, la cura, il senso critico e la capacità di esercitare il potere dell'opinione.
E allora forse sarà anche il momento di ridimensionare le certezze della suddetta combriccola di opinionisti che ci stanno ad osservare dalle generazioni precedenti.
