Un po' strana questa condizione di doversi spostare da casa per pubblicare un post. Fanno del curare quest'anticamera (quando ce n'è il tempo) tutta un'altra cosa, quasi artigianale.
In questo momento sono connessa dalla biblioteca civica di Rovereto (ho 60' al giorno di connessione). Per "portare" qui (che poi è un "qui" che si disintegra nei tanti potenziali "qui" di casa/ufficio/../ vostri, nel momento in cui clicco sul bottone "pubblica post") il mio post sulla neve -scritto appena tornata a casa, sul tavolo di cucina- l'ho dovuto salvare sulla mia pen-drive, metterlo in borsa e percorrere a ritroso il parco. Era quasi deserto (c'erano ancora l'uomo e il cane, con un'altra persona) e sono arrivata alla biblioteca percorrendolo a saltelloni e risate nella neve, che mi arriva fin sopra le caviglie.
Ecco qui, anche stavolta ce l'ho fatta. "Consegna" effettuata.
Attraverso il parco alle sei di sera. Le curve del suolo sono bianche, anzi, sono di luce diffusa, e comunque inedite. Ieri non c’erano.
In fondo al mezzo-campo, una figura giovanile poggia tutto il suo peso su una palla di neve che le arriva al petto. Tenta di spingerla (scomporla? Rotolarla? Romperla?) una, due , tre volte.
Una bambina e una donna vengono verso di me senza guardarmi. “Mamma, pensa se la neve era alta fino al cielo ed io ero laggiù e tu non mi vedevi!”… Cammino, proseguo, sorrido -non so se alla neve, alla bambina, al suo cappello buffo, al pensiero che mi ha fatto pensare (l’avrà pensato, la mamma? O pensava ad altro? E pensava anche lei alla neve?).
Cammino, proseguo, affondo, sorrido.
Il mio sorriso -zaino e borsa del computer in spalla, pila di libri in braccio- s’imbatte in un cane a prima vista morbido, scuro, dall’aria simpatica. Disegna piste di passi (quattro a quattro), annusa, cerca, cambia bruscamente direzione. “Dov’era il posto? E’ ancora quello?Dov’è l’odore? E tu che mi resti attaccato al guinzaglio, te lo ricordi?”.
La chiamo ancora “neve”, come prima di vederla –di vedere questa-, ma è diversa da quella di tre giorni fa, e rende le cose diverse, e le cose la rendono diversa. Insieme fanno un rumore diverso, mille rumori diversi (è diversamente croccante, diversamente silenziosa). E prende una forma diversa, sulle giostre, i nani da giardino, i rastrelli e le sedie riposte e poggiate all’ingiù, fa la strada come un fiume scuro e fermo tra argini bianchi. Lascia puntini di un freddo diverso sul naso, e la luce non è la stessa, il sorriso nemmeno.
Io? Sono in mille modi diversa anch’io. Non mi sento più sola. Ho la neve, il parco, la bambina, la neve che arriva fino al cielo (la sua o la mia? Il suo o il mio cielo?), i pensieri della mamma (che chissà dove sono, come quelli del tipo col cane attaccato), le forme nuove, il mio sorriso di oggi e tutto quello che il mio sguardo ha ancora da incontrare.

Ieri sera, di ritorno dai corsi, mi sono avventata sulla Saker che mi aspettava con fare da adescatrice, ho fatto un po' di pulizie, e poi mi sono isomorfizzata con la poltrona per rivedere Hanna e le sue sorelle di Woody Allen e riscoprire questa bellissima poesia dell'irlandese Cummings.
somewhere i have never travelled
—by e.e. cummings
somewhere i have never travelled, gladly beyond
any experience, your eyes have their silence:
in your most frail gesture are things which enclose me,
or which i cannot touch because they are too near
your slightest look easily will unclose me
though i have closed myself like fingers,
you open always petal by petal myself as Spring opens
(touching skilfully, mysteriously) her first rose
or if your wish be to close me, i and
my life will shut very beautifully, suddenly,
as when the heart of this flower imagines
the snow carefully everywhere descending;
nothing which we are to perceive in this world equals
the power of your intense fragility: whose texture
compels me with the colour of its countres,
rendering death and forever with each breathing
(i do not know what it is about you that closes
and opens; only something in me understands
the voice of your eyes is deeper than all roses)
nobody, not even the rain, has such small hands
Rovereto è una piccola città di montagna. Aria frizzante e leggera, cieli limpidi, strade di pietra, tranquillità e cioccolate calde. Ci sto bene, per quel che riesco a frequentarla nel tempo che mi lascia il master. I corsi si svolgono all'interno del MART (Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto), che è questo:

(La porticina che vedete a sinistra dell'entrata alla piazza è quella in cui entro ogni giorno alle 9, con i miei 35 compagni di avventura, per uscirne definitivamente alle 18. Sul lato opposto, invece, si trova la funzionalissima, efficientissima, utilissima Biblioteca Civica.)
Non fa pensare ad una cittadina di montagna, vero? Per quanto essa sia molto viva culturalmente e artisticamente, e città natale di Fortunato Depero...
In effetti il Mart, per quanto posso dire fin d'ora, mi sembra, a qualche anno dalla sua nascita (per mano dell'architetto svizzero Mario Botta), non sia ancora del tutto integrato nel tessuto cittadino.... Ops....purtroppo devono chiudere l'aula....Ne "parliamo poi".
A questo link trovate le foto del mio compl.
... in questo periodo l'anticamera sta diventando troppo simile a uno sgabuzzino....
Cari tutti, vi scrivo, così mi distraggo un pò
...dalla lezione di ICT, che oggi consiste in un'esercitazione di PowerPoint, e dal pensiero che, mentre sono in aula, A. sta ripartendo per Napoli.
Lunedì 21 è stato il mio 25esimo compleanno... Tranquilli: l'ho presa bene! :) Ho trascorso una bella serata con A. e un bel po' di nuovi amici. Mi ha addirittura chiamato Bruno dalla Spagna...
Ora mi sa che devo smettere di distrarmi... provvederò dopo...ciao!
Eccomi finalmente!
Sono successe tante cose, dall'ultimo post, che non saprei da dove cominciare, se volessi raccontarle tutte.
Comunque, eccomi: sono tornata. Ho pochissimo tempo, qui al master, ma cercherò di scrivere un po' più spesso.
Sono a Rovereto ormai da 10 giorni. Il master è composto da 36 persone di diversa provenienza geografica e formativa. E le differenze si vedono.
Ieri, ad esempio, è stata avviata l'area didattica riguardante l'economia e la gestione delle istituzioni culturali ed artistiche. Il docente ha imbastito un'ampia introduzione all'economia della conoscenza in cui viviamo, toccando i temi caldi della cultura di massa, delle dinamiche comunicative, soprattutto quelle perverse. Mi sono stupita della mancanza di alfabetizzazione di un segmento anche istruito della società rispetto a tematiche fortemente pervasive della realtà in cui viviamo. Questo mi ha fatto riflettere...
Ora devo scappare, chè mi cacciano dall'aula!
A presto - prometto!
Mi mancate! :)
Angie