... stasera ho imparato a giocare a poker.
Accidenti... Mi piace.
Buonanotte.
Il primo Willy Wonka non si scorda mai...

Pure Imagination
Willy Wonka and the Chocolate Factory
Music and lyrics: Leslie Bricusse and Anthony Newley
Willy Wonka:
[Spoken]
Hold your breath
Make a wish
Count to three
[Sung]
Come with me
And you'll be
In a world of
Pure imagination
Take a look
And you'll see
Into your imagination
We'll begin
With a spin
Traveling in
The world of my creation
What we'll see
Will defy
Explanation
If you want to view paradise
Simply look around and view it
Anything you want to, do it
Wanta change the world?
There's nothing
To it
There is no
Life I know
To compare with
Pure imagination
Living there
You'll be free
If you truly wish to be
If you want to view paradise
Simply look around and view it
Anything you want to, do it
Wanta change the world?
There's nothing
To it
There is no
Life I know
To compare with
Pure imagination
Living there
You'll be free
If you truly
Wish to be
Parole e musica li trovate qui: http://www.niehs.nih.gov/kids/lyrics/pureimag.htm
ODE ODIO A BRUNO VESPA.
Sia ben chiaro:io NON guardo "Porta a porta". Ne faccio una questione di buon gusto e di orgoglio. Stasera, però, son tornata tardi e stavo mangiando qualcosa davanti alla tv, quando è cominciata una puntata sull'alimentazione... Ecco, in effetti credo questa fosse l'intenzione di chi ha scelto l'infelice titolo:"Pane o pasta?".
Dovete sapere che, benchè abbia preso circa 3 chili nell'ultimo anno, io penso di saperla piuttosto lunga su cosa sia una corretta alimentazione. Se non altro, conosco piuttosto bene più di una teoria alimentare, oltre ad essere piuttosto salutista e naturalista. Insomma, oziosamente ho lasciato la tv su rai uno, magari pensando di sentire qualche nuova versione sulla corretta alimentazione, o comunque di assistere a un programma divulgativo-informativo sull'alimentazione.
Invece: Bruno Vespa che "fa il simpatico" (meglio due dita in gola) con gli ospiti, tempo sprecato in chiacchiere inutili e convenevoli disgustosi. Iva Zanicchi inneggia alla mortadella e alla salsa rosa e promuove il suo libro (no comment), l'ultima Miss Italia se ne stava esposta su uno sgabello in costume, mentre gli altri ospiti sprofondavano in poltrona, ecc. Quando si comincia a entrare nel merito, quel vanesio lezioso e cortigiano non fa che intromettersi e sopraffare qualsiasi discorso, interrompendo e banalizzando qualsiasi inizio di discorso, ripetendo gli stessi travisamenti anche quando i travisati lo correggevano per l'ennesima volta su quel che avevano dettro realmente. Evidentemente Vespa era troppo impegnato ad ascoltare se stesso e lottare per imporre il suo turno per parlare di nuovo.
Il colmo è stato quando un nutrizionista ha cercato finalmente di dare un'informazione. Ha cominciato a spiegare che le proteine sono come dei treni fatti da vagoni chiamati aminoacidi (la solita vecchia e semplice metafora)... allora il "moderatore" lo ha interrotto facendo la voce grossa dicendo che complicava la vita alla gente e che così "quelli che stanno di là non capiscono!!!", indicando quelli che stanno al di là della telecamera, puntando il suo dito contro di me!
Ovviamente ho spento all'istante. Vorrei avergli spento la tv in faccia, ma suppongo che abbia continuato ad inquinare l'etere anche dopo.
Mi sono chiesta se sia Vespa che conosce molto bene il suo pubblico, o se sia il pubblico che resta "incapace di intendere" perchè i talk show di Vespa vengono proposti come emblema del programma culturale della tv pubblica nazionale.
Oggi me la sono meritata (questa auto-dedica)... almeno finchè non mi sveglio! Basta così: WAKE UP!
You like snow but only if it's warm
You like rain but only if it's dry
No sentimental value to the rose that fell on your floor
No fundamental excuse for the granted I'm taken for
'Cause it's easy not to
So much easier not to
And what goes around never comes around to you
You like pain but only if it doesn't hurt too much
And you sit...and you wait...to receive
There's an abvious attraction
To the path of least resistance in your life
There's an obvious aversion no amount of my insistance
Could make you try tonight
'Cause it's easy not to
So much easier not to
And what goes around never comes around to you
To you to you to you to you to you...
There's no love no money no thrill anymore
There's an apprehensive naked little trembling boy
With his head in his hands
There's an underestimated and impatient little girl
Raising her hand
But it's easy not to
So much easier not to
And what goes around never comes around to you
To you, to you
get up get up get up off of it
get up get up get up off of it
get out get outta here enough already
get up get up get up off of it
wake up!
Grazie, Alanis... le audiocassette dei 15 anni a volte danno una mano...

A volte penso seriamente che mi sto piangendo troppo addosso, e che dovrei smettere.
Ma poi penso che non è giusto sputare nel piatto in cui si mangia, perchè almeno il piangersi addosso, dopotutto, tiene piuttosto occupati...
M'illumino d'immenso...
...poi struscio i piedi fino in cucina, dopo uno sguardo poco coinvolto al faccione gonfio nello specchio del corridoio, apro il frigo, trovo le albicocche secche, mi faccio un porridge insipido, bevo un tè ayurvedico Yogi per donne depresse, e rimango all'interno della mia informe camicia da notte fino a ora di pranzo, allenando i glutei all'isomorfismo con la sedia, davanti al pc, raccontando a me stessa e a chi me lo chiede che sto cercando lavoro su Internet. Vorrei uscire per andare da A., ma non posso e resto nella solitudine mattutina (la peggiore): questa ricerca di lavoro è veramente impegnativa! Verso le 13 un ruggito di dignità e di igiene mi spinge a rivestirmi "in borghese" prima di pranzo... O forse invece mangio una scatoletta di tonno con peperoni freddi di frigo e torno al pc con una ciotola di semi di zucca da sgusciare con manualità da primate. Forse ripenso al sogno della notte precedente, in cui facevo la cameriera precaria e bistrattata per un giorno, per una cena di gala di una vecchia benestante, e dopo l'ennesimo rimprovero acido, nella mia uniforme bianca e nera, urlavo al centro della sala da pranzo (col naso in su, stile Charlie Brown): "MA VOI LO SAPETE CHE SONO LAUREATA!!?!?!!!!". Forse lancio uno sguardo sbieco alla ciotola di semi semivuota e poi alle cosce in espansione, e penso al mio rapporto deteriorato col cibo. Forse poi mi guardo intorno e penso al mio rapporto deteriorato con lo spazio, l'ordine e i prodotti per l'igiene domestica. Poi magari mi viene in mente l'attenuante del rapporto di Greenpeace e WWF sugli inquinanti domestici, e allora penso che sono proprio una ragazza saggia e fortunata! FIuuù! Che esperienza mistica, l'INoccupazione!
Strano a dirsi… Per l’Anticamera del Cervello a volte passano anche interessi artistici. Tanto che ieri mi sono alzata presto e sono andata a Roma con la mia amica Alessandra per vedere la mostra “Botero, gli ultimi quindici anni” e tornare indietro. A Palazzo Venezia, nostra meta, c’erano in corso altre tre interessanti esposizioni.
La prima era una personale dell’artista romano Franz Borghese . Bella sorpresa: Borghese mi era già piaciuto dopo aver visto un servizio su questa sua personale antologica al tg, e sono stata entusiasta di poter vedere di persona i suoi brillanti quadri e scoprirlo anche scultore.

Borghese rappresenta con ironia e uno stile quasi circense la società benpensante che non si spoglia mai di ghigno e colletti inamidati, che addita, si aggrega e si ammassa. DIVERTENTE E DI GRANDE PERSONALITA’!
La mostra di Botero (aperta fino al 25) è stata sorprendente. Quello che abbiamo visto è stato un Botero inusuale. I corpi dilatati e la realtà sovradimensionata che rappresenta di solito possono mettere a disagio; gli sguardi assenti dei suoi personaggi, che fanno da vuoto contrappeso agli eccessi dei volumi fisici, possono trasmettere un sottile senso di inquietudine, ma l’alienazione che in qualche misura traspare dai suoi quadri è sempre filtrata da un’immagine patinata, colorata e spesso buffa e leggera. La sezione più stupefacente della mostra, invece, era composta di un’ampia serie di quadri dipinti nell’ultimo anno, intitolata “Abu Grahib” e dedicata alla cruda rappresentazione (pur nella stilizzazione tipica del pittore Colombiano) delle torture subite dai prigionieri del carcere iracheno da parte di soldati americani. Grandezza naturali, colori spenti e nessuno sconto allo stomaco dell’osservatore. Per esser stata la prima volta che ci “incontravamo”, Fernando Botero non è stato gentile con me: più volte ho avuto l’istinto di tornare nella sala dove c’erano i quadri coi simpatici grassoni danzanti, gli animali e gli oggetti di ogni tipo gonfiati dall’occhio del pittore (che ho scoperto essere normopeso), ma allo stesso tempo mi calamitava a quei quadri il ravvivarsi della rabbia e la voglia di raccogliere il messaggio e custodire quell’indignazione. A Palazzo Venezia c’era anche una mostra di Jang Guo Fang, pittore cinese contemporaneo, i cui quadri sulla Città Proibita ( sono esposti per la prima volta in Italia.
La collezione su Abu Grahib non è destinata alla vendita: l'autore ha deciso esporla in mostre itineranti come forma di denuncia sociale (vedi, ad es.:http://iraqinforma.interfree.it/2005/torture/botero.htm).
La sua perfezione tecnica è sconvolgente, ma forse proprio lo straniamento che danno i suoi quadri a metà strada tra mondo sognato e mondo reale (per quanto “proibito”) mette a disagio e allontana l’osservatore. Qualcosa stride, si percepisce un distacco e un senso di artificio che un po’ oscura la meraviglia per la qualità estetica dell’immagine. Certo, è probabile che in questo una parte sia giocata anche dall’innegabile difficoltà di comprendere la realtà rappresentata attraverso la distanza culturale.

